To Do Time: Domande sulle presentazioni dei dottorandi

Presentazione scelta: Spazio, Tempo, Contesto: Piccolo museo a cura di Flavia Magliacani e Claudia Ricciardi

In relazione ai miei interessi e alle affinità riscontrate con le mie ipotesi di programma, ho trovato il lavoro dei due dottorandi sui concetti di Tempo, Spazio e Contesto molto interessanti ed aperti ad eventuali sviluppi progettuali, soprattutto riguardo al tema del “piccolo teatro”

L’ascolto e l’osservazione di questa ricerca mi hanno spinto a porre dei quesiti, a cui spero le dottorande possano trovare delle risposte.

In particolare, può il museo flessibile, nel breve, diventare una realtà in cui le sue funzioni si articolino e cambino in maniera autonoma (Robotica) attraverso un input e senza l’intervento umano? (a differenza dell’esempio del Prada Transformer a Seoul)

In secondo luogo, è possibile unire i due concetti di museo diffuso e museo paesaggio, creando una nuova forma espressiva? o eventualmente è già probabile ammirarne un esempio ai giorni nostri.


To Do Time: Sguardo critico sull’arte

Estate, Robert Rauschenberg (1963)

Parola chiave: Stratificazione

Attraverso l’opera “Estate”, chiaro esempio di arte povera, Robert Rauschenberg introduce e sperimenta un concetto proprio dell’architettura e del mondo contemporaneo più in generale, ossia quello del layer.

E’ proprio tale concetto che compenetra il tema della stratificazione, sposato da Rauschenberg in quest’opera attraverso l’utilizzo e l’interdipendenza di materiali differenti, che generano, a loro volta, superfici e livelli del tutto nuovi e sovrapposti gli uni agli altri.

Risulta quindi evidente la correlazione tra l’azione di stratificazione e la conseguente creazione di una nuova rete relazionale, atta a spiazzare completamente chiunque osservi l’opera, in quanto propone un numero smisurato di nuove realtà, differenti e sovrapposte.

Superficie 512, Capogrossi (1963)

Parola chiave: Ritmo

“Unità di misura”, “Forma arcaica”.

Queste sono due delle definizioni appellate, nel corso degli anni, alle particolari ed irriverenti forme ideate da un Capogrossi nel pieno della sua maturità artistica ed espressiva.

Si riscontra sicuramente la difficoltà nell’esprimere ciò che le sue rappresentazioni, o meglio, superfici, scaturiscano nell’osservatore.

Come lo stesso Capogrossi affermò più volte: “Se i miei quadri danno un’emozione, qualunque essa sia, già è un bene”. Probabilmente, dietro le sue parole ironicamente modeste, si cela il significato dell’osservazione da me accennata precedentemente.

Tali “unità di base” non risultano però essere dei semplici segni, che egli banalmente traccia sulla superficie della tela. Capogrossi infatti li ripete all’infinito, in maniera sistematica, proponendo una chiara definizione spaziale che raggiunge trasversalmente i confini architettonici. Questi sono il modulo che egli utilizza in maniera originale per esprimersi, donando in ogni opera un ritmo diverso, come nella musica.

Appare dunque chiaro come il Ritmo (tema principale della “Superficie 512”) sia un elemento assoggettato alla nostra componente interpretativa, laddove ognuno è in grado di cogliere, tra un segno e l’altro, una definizione spaziale totalmente originale.

Illustrazione tavole LAB III

Il laboratorio di progettazione architettonica III prefigurava la progettazione di un edificio lungo via Flaminia, in particolare nell’area dismessa (adiacente ad Explora), comprensivo di spazi polifunzionali e di alloggi per studenti.
Nell’immagine in questione sono rappresentate la planivolumetria della struttura all’interno dell’area di intervento ed alcune viste tridimensionali.



Le immagini sopra riportate indicano le rappresentazioni in pianta degli edifici per alloggi a differenti scale (1:500- 1:100).

Si evidenzia in tal modo il rapporto tra spazi serventi e spazi serviti all’interno delle unità abitative, i quali si articolano intorno all’elemento del patio a doppia altezza, che conferisce una importante componente ecologico-ambientale alle abitazioni per studenti.